Perchè è nata La Palestra della Felicità

Seneca

Seneca

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare

Lucius Annaeus Seneca


Se la realtà non rispetta le regole, cambia la realtà

Albert Einstein

Ho sempre pensato che, nella nostra vita terrena, la cosa più importante da fare fosse quella di essere felici e che il modo migliore per essere felice fosse quella di vivere circondato da persone felici.

Di conseguenza più riuscirai a redendere felici le persone che ti circondano e più tu stesso sarai felice.

Sembrerebbe tutto molto semplice se non sorgesse un problema che nasce da questo fatto: se il mio concetto di felicità fosse diverso da quello di chi mi sta vicino, tutti i miei tentativi di rendere felici le persone che mi sono vicine molto probabilmente otterranno il risultato opposto e così ne io ne chi mi sta vicino saremo felici.

Sì sa che un problema può esistere solo se vi è una soluzione e per il nostro problema la soluzione può essere trovata rispondendo a due semplici domande:

1.      è possibile definire un concetto di felicità che sia “universalmente” valido?
2.      è possibile studiare un percorso che consenta a tutti di acquisire, condividere e praticare questo concetto “universale” di felicità?

Ma ancora prima di sprecare energie per verificare se la risposta a queste due domande sia affermativa, non sarebbe meglio capire a che cosa ci può servire l’essere felici, con tutti i problemi che ci sono sulla faccia della terra?

Non sarebbe meglio prima risolvere i problemi, ridurre le tensioni sociali, le discriminazioni, le diseguaglianze, l’inquinamento, le povertà e poi pensare ad essere felici?

. . . .

e se invece tutte queste “disgrazie” fossero proprio il risultato del fatto che non siamo “universalmente felici”?

Probabilmente in un mondo nel quale tutti sono felici tanti problemi non avrebbero motivo di esistere, in un mondo abitato da persone felci non si sarebbe la “necessità” di guerre, di stupri, di truffe, di omicidi e di quant’altro produce sofferenze di vario genere.

Certo il fatto di essere felici non ci sottrarrebbe alle calamità naturali o ad altri eventi dovuti al caso che ci possono procurare dolore ma forse, il fatto di aver imparato ad essere felici ci consentirebbe di accettare questi eventi dolorosi in modo molto meno distruttivo dato che, come già diceva Epitetto circa duemila anni fa, “Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti“.

Quanto diceva il filosofo greco, pochi anni dopo la venuta di Cristo, era già stato formulato qualche migliaio di anni prima dalle filosofie orientali e oggi viene confermato non solo dalle scienze comportamentali ma anche dalle neuroscienze che oggi riescono a “vedere” cche cosa sta facendo il cervello mentre sta lavorando.

Così, indipendentemente da quale possa essere il concetto universale di felicità, si è giunti alla conclusione che, contrariamente a quanto sosteneva la scienza fino a pochi anni fa, non solo il cervello è un organo estremamente plastico ma cosa ancora più importante, è che questa plasticità è disponibile non solo al caso ma anche alla volontà di ciascun essere umano che ha la possibilità di decidere che cosa volere.

E basta pensare al fatto che, quando da bambini abbiamo imparato a leggere, abbiamo insegnato a leggere al nostro cervello modificando la sua struttura quando uno non legge più.

E questa è già una prima buona notizia, anche se risponde alla seconda domanda vale a dire che, individuato un concetto “universale di felicità”, almeno teoricamente tutti possono impararlo e praticarlo.

Si tratta ora di capire come sia fatto questo concetto universale di felicità, dove si possa trovare ma soprattutto, se esista!

E ancora una volta ripercorrendo la strada che dall’antichità ci porta fino ai giorni nostri possiamo scoprire che alcuni principi accomunano oriente ed occidente il pensiero filosofico e le religioni, insomma qualcosa di universale sembra che ci sia e … ancora una volta le neuroscienze sembrano proprio dimostrarlo, già perchè siccome siamo abituati a pensare che solo ciò che si può contare conti veramente, restiamo sempre dei San Tommaso e non ci crediamo fino a quando qualcuno non lo misura.

Bene, agli inizi del 2008 un gruppo di neuroscienziati dell’Università del Wisconsin, non solo ha trovato il modo di “misurare” la felicità ma anche ha trovato l’uomo più felice del mondo che è un tal Matthieu Ricard, 62 anni.

Matthieu a 26 anni ha abbandonato una promettente carriera di ricercatore scientifico per diventare monaco buddista ed ora, consigliere del Dalai Lama, segue decine di progetti umanitari tra Tibet, Nepal ed India.

Nel gruppo di persone che si sono sottoposte alla ricerca, il range di felicità andava +0,3 (disperazione) e -0,3 (beatitudine), Matthieu Ricard andando fuori scala è arrivato ad un inimmaginabile -0,45.

Quando gli è stato chiesto il segreto della sua felicità ha risposto dicendo: “… è fondamentale che ci concentriamo sulle condizioni interiori“ non molto diverso dal “Conosci te stesso” di Socrate e ancora “… la felicità non è una successione fortunata di eventi felici, ma è un modo di essere ottimale che ci dà le risorse per gestire ciò che ci succede” che ci ricorda il già citato Epittetto ed infine “… la strada per arrivarci è l’allenamento dei nostri sentimenti migliori: l’altruismo, la compassione, la pace interiore», sembra quasi il comandamento di duemila anni fa “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Così ora abbiamo anche la risposta “scientifica” alla prima e più cruciale domanda vale a dire che in realtà esiste un concetto universale e scientificamente valido di felicità, tanto da renderne misurabili i suoi risultati ed esistono anche gli strumenti per impararlo ed applicarlo.

Cosi approfittando di un’altra affermazione dello stesso Matthieu Ricard: “Molti essere umani vivono come clochard, inconsapevoli del tesoro sepolto sotto la loro baracca” possiamo anche definire chiaramente la missione de La palestra della Felicità.

La Palestra della Felicità è il luogo dove ognuno può imparare a scavare dentro di sé per ri-portare alla luce e condividere il tesoro più importante che anche tu come ogni essere umano hai a disposizione: la tua Felicità, un tesoro che solo tu può scoprire, che solo tu puoi condividere con tutti, per renderlo sempre più prezioso e scoprire sempre più la ricchezza della tua vita meravigliosa.

Vuoi sapere che cosa puoi fare per la tua felicità? Vai a questa pagina e chiedi un contatto diretto gratuito.

5 comments to Perchè è nata La Palestra della Felicità

  • renato

    Felicità e anche riscoprire lo spirito poetico che è dentro di noi.IL Mahatma Gandi diceva \Un poeta sa far emergere il bene latente nel cuore degli esseri umani\.A me mi succede quqndo ho L”occhio nella telecamera e scopro un filo d”erba che fa una danza solo per me,insieme al vento.Mi succede altre volte ,quando guardo i visi delle persone per strada .Mille volte indifferenze ed estraneità ,qualche volta una sensazione di vicinanza che mi sorprende e mi fà il cuore gonfio di gioa.IO da autodidata ho incominciato a scrivere poesie per mia moglie e le mie figlie e il risultato al di la delle poeie mediocre e fantastico per gli occhi di mia moglie gonfie di lacrime .Tiriamo fuori lo spitito poetico e un buo veicolo per la felicità nostra e degli altri

  • Daniele

    Albert Einstain diceva “Dovremmo guardare ad ogni cosa come se non fosse un miracolo e al tempo stesso dovremmo guardare ad ogni cosa come se fosse un miracolo”.
    A volte, il sapere tante cose ci nasconde il fatto che in ogni cosa si nasconde un miracolo.
    Ogni vola che facciamo la scoperta del miracolo che si nasconde nelle piccole cose e condividiamo questa scoperta con qualcuno, diamo il nostro piccolo contributo alla felicità di tutto il mondo, e solo l’insieme di tante piccole goccie può dare forma agli oceani.

  • franzy

    tirare fuori la felicità dagli altri… per me è difficile. Come fare a comunicare in questo senso?

  • Daniele

    Cara Franzy il modo più semplice per tirare fuori la felicità dagli altri è quello di far fiorire la propria e poi tutto viene naturale, senza sforzo: come dice il saggio “Non serve spigere l’acqa del fiume, scorre da sola”

  • Daniele

    Cara Franzy il modo più semplice per tirare fuori la felicità dagli altri è quello di far fiorire la propria e poi tutto viene naturale, senza sforzo: come dice il saggio “Non serve spigere l’acqa del fiume, scorre da sola”

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