L’economia della Felicità

Albert Einstein

Albert Einstein

Dalla felicità dell’economia all’economia della felicità

I problemi non possono essere risolti dallo stesso livello di conoscenza che li ha creati

Albert Einstein

Fin dai loro albori le scienze economiche si sono proposte in modo più o meno chiaro ed in modo più o meno complesso il fine di produrre felicità: o la felicità dell’individuo attraverso il controllo dello stato o quella dello stato attraverso la libertà dell’individuo o quella dei “più meritevoli” attraverso le leggi del mercato.

A quanto pare, nessuno di questi metodi sembra aver raggiunto grandi risultati, tra tutti questi modelli nessuno ha prodotto un vero benessere tant’è che anche gli economisti che analizzano la questione, anche solo in termini di PIL, ammettono che, in tutto il meccanismo, deve esserci qualche cosa che non fuziona.

Sembra che circa il 20% della popolazione mondiale gestisca l’80% delle ricchezze misurabili dell’intero pianeta e se dal panorama mondiale scendiamo nel dettaglio dei singoli paesi, più o meno il rapporto si mantiene stabile; vale a dire che anche nei paesi ricchi il 20% della popolazione di quel paess gestisce l’80% delle ricchezze di quel paese e sembra che anche nei paesi ricchi le fasce di povertà crescano sempre di più, tanto in dimensione quanto in povertà.

Come se tutto ciò non bastasse risulta sempre più evidente che questo 20% della popolazione che detiene l’80% della ricchezza non è nemmeno lontanamente l’80% più felice di quella povera.

Tutte le varie proposte fatte dalle scienze conomiche si basano sulla produzione, sullo scambio e sul possesso di beni o del loro equivalente in denaro che può essere facilmente contato ma sempre Albert Einstein ci fa notare che “non tutto ciò che può essere contato conta, ne tutto cio che conta può essere contato” : è possibile misurare un’amicizia, una passione, un’intuizione, un atto di generosità, un sorriso, il profumo di un fiore, l’armonia di una sinfonia, il sentirsi parte unica ed irripetibile di un universo infinito?

Eppure tutte queste, che sono solo una piccolissima parte delle infinite cose che non possono essere contate ma che contano, producono un risultato che la scienza è riuscita a contare: producono la Felicità di Matthieu Ricard che a 26 anni ha deciso di imparare ad essere felice e oggi la sua straordinaria felicità è fatta da una vita dedicata a produrre felicità per gli altri; una felicità che in certi casi può semplicemente iniziare con l’uscire da una drammatica miseria probabile risultato di un economia concentrata sulla produzione e sullo scambio di beni che si possono contare e che, proprio per questo, non può sapere come si possa produrre il bene che conta di più: la felicità.

È in questo senso che tutte le scienze economiche, fino a quando si concentreranno sulla produzione e sullo scambio di beni che si possono contare, ben difficilmente riusciranno nel loro intento di produrre felicità ed è in questo senso che solo un’economia che punti alla produzione della vera Felicità fondata su fiducia, partecipazione, condivisione e cooperazione e che generano “altruismo, compassione e pace interiore riuscirà anche a dissolvere tutte quelle barriere che oltre a negare la felicità creano distruzioni, guerre, e miserie tanto nel mondo ricco quanto nel mondo povero.

Saggezza e benessere in ogni momento della vita
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