Ma ha senso portare la felicità a scuola?

"La felicità è il bene sommo per l'essere umano"

Ce lo diceva Aristotele più di 2.300 anni fa e partendo da questa affermazione del filosofo, in questi ultimi otto anni mi sono dedicato a capire se e come sia possibile concretizzare questa idea che ci è sempre stata presentata come un'utopia.

Psicologia comportamentale, religioni, intelligenza emotiva, filosofie orientali, sociologia, pensiero positivo, antropologia, economia: un po' tutte le diverse diramazioni del pensiero umanistico hanno preso in esame questo argomento e recentemente anche il pensiero scientifico ha iniziato a considerare seriamente la cosa e allora neuroscienze, neuro-biologia e psico-neuro-endocrino-immunologia ed ogni filone è giunto alle sue conclusioni.

La cosa più interessante è stata quella di mettere insieme i punti di contatto tra pensieri tanto diversi per arrivare alla sorprendente conclusione che:

1) essere felici è una semplice questione di allenamento e tutti possiamo imparare ad essere felici e questo già ce lo aveva detto anche Aristotele

2) imparare ad essere felici è molto più semplice di quanto si pensi e qui abbiamo fatto veramente dei passi da gigante

3) se anche a scuola vogliamo far funzionare le cose al meglio, la prima cosa che dobbiamo fare è proprio quella di imparare ad essere felici.

Pertanto se, come insegnante, vuoi finalmente lavorare in modo felice, la prima cosa che devi fare, per l'economia delle tue risorse, è quella di imparare tu per primo ad essere felice.

Il perchè di questa conclusione è quasi banale: sotto stress le funzionalità della neo-corteccia, l'area cerebrale sede del pensiero creativo necessario a progettare soluzioni innovative, sono sequestrate dai comportamenti di attacco o fuga pilotati dall'amigdala.

Sotto stress, i sentimenti di autostima e di fiducia negli altri, alla base di una relazione costruttiva con l'altro, sono seriamente compromessi e questo fatto genera, in chi è sotto stress, comportamenti aggressivi o passivi che, a specchio, innescano medesimi comportamenti o il loro opposto nelle persone che si trovano a contatto con chi è all'origine del disagio.

Si crea così un circolo vizioso che penalizza tanto il docente, che fatica molto di più a mantenere il controllo sulla classe e ad insegnare, quanto il discepolo che fatica molto di più a seguire le lezioni e ad imparare; questo, indipendentemente da chi sia l'elemento scatenante del disagio.

Non è questione di docenti "carogne o demotivati" o di discepoli "Pinocchio o quasi-delinquenti si tratta semplicemente di una questione di ossigeno e di tre/quattro neuro-trasmettitori il tutto regolato dai meccanismi che bilanciano l'attività tra sistema nervoso simpatico e parasimpatico, insomma è tutta colpa del sistema nervoso autonomo e proprio qui viene il bello.

Il sistema nervoso autonomo è autonomo finchè non sai come controllarlo, in altre parole il sistema nervoso autonomo è come i pattini da ghiaccio che ai piedi di chi non li sa usare sono una tragedia mentre ai piedi di chi li sa usare sono uno straordinario strumento per esprimere potenza ed eleganza.

Ma c'è una sbalorditiva differenza tra un paio di pattini da ghiaccio e il sistema nervoso autonomo: imparare ad usare il sistema nervoso autonomo è facilissimo.

Se vuoi avere maggior informazioni su come imparare a controllare il sistema nervoso autonomo scrivimi a questo indirizzo daniele@lapalestradellafelicita.com e spiegami semplicemente quale sia la tua necessità: non tutto si può fare ma, molto si.

Felice giornata con una sana risata.

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