La felicità è una cosa seria

La felicità è una cosa seria

Da una recente ricerca svolta presso la Washington Univeristy di St. Luis sembra proprio che sulla felicità c’è  poco da scherzare. Nell’articolo della Stampa che puoi leggere qui, si parla di uno studio che ha coinvolto solo alcune decine di studenti, e per questo scientificamente non significativo; in ogni caso lo studio ha evidenziato che coloro che trascorrono il tempo a parlare di gossip ed altre amentià del genere sono decisamente più infelici di coloro che nel tempo libero parlano di argomenti più seri e ricchi di significato.

Molto probabilmente questo accade perchè, discutere di argomenti ricchi di significato incide sulla vita di chi si dedica a queste conversazioni, molto più profondamente che un animata discussione sul cambio della pettinatura di una velina che si è vede passare in tv per qualche mese.

Si sa che le persone felici sono interessate al proprio benessere molto più delle persone infelici per cui, se devono occuparsi di qualche cosa, preferiscono occuparsi di qualche cosa che ritorni loro utile, piuttosto che perdere del tempo tanto per passare il tempo.

Certo questo studio non aveva nessuna pretesa scientifica, e anche chi lo ha fatto si sta chiedendo se si diventa felici parlando di cose serie, oppure se sono le persone felici che preferiscono parlare di cose serie che li riguardano direttamente e personalmente, piuttosto che parlare di questioni irrilevanti che riguardano persone sconosciute.

Comunicazione, disinformazione e infelicità

La cosa che comunqe mi diverte di più è che in queste ricerche, e ancor più negli articoli che li riportano, ci si dimentica sempre di un semplice principio della comunicazione, in particolare, e delle relazioni tra esseri umani più in generale.

La comunicazione, come le relazioni tra esseri umani sono un processo “circolare” nel quale qualsiasi punto del processo può essere preso come inizio e diventare causa dei punti successivi e così è abbastanza complesso definire il vero inizio di questo processo, ma la cosa che mi preoccupa è che, guardando al panorama italiano, noto che il mezzo di comunicazione più potente, la televisione, occupa il 99% del suo tempo a comunicare cose irrilevanti di persone sconosciute e per nulla importanti.

Che ci sia un occulto secondo fine per farci essere tutti infelici, oppure chi si occupa della programmazione televisiva è profondamente infelice di suo?

Laciandoti il tempo di pensare ti metto qui un bel video che parla di una cosa molto seria: se le persone felici parlano di cose serie, forse ascoltando delle cose serie si diventa un po’ più felici.

http://lapalestradellafelicita.com/2010/07/03/felicita-seria

Chissà perchè quando sento parlare di cose serie mi sento un po’ più felice.

Share This Post

3 Comments - Write a Comment

  1. “Si sa che le persone felici sono interessate al proprio benessere molto più delle persone infelici per cui se devono occuparsi di qualche cosa preferiscono occuparsi di qualche cosa che ritorni loro utile, piuttosto che perdere del tempo tanto per passare il tempo.”
    Non sono del tutto d’accordo. le persone felici, a cui possiamo aggiungere quelle intelligenti e/o sicure di sé, a mio avviso sanno trovare il lato positivo di ogni loro azione, anche nel perdere tempo per passare il tempo; ad es. i tempo “perso2 con un videogioco potrebbe rappresentare un allenamento per i propri riflessi, la capacità di calcolo, di problem solving, ecc.
    Nè il gossip é del tutto privo di significato: serve, in genere, ai meno elevati spiritualmente ad identificarsi col divo di turno, a sognare di poter emulare il suo successo, a consolarsi delle proprie disgrazie (“anche i ricchi piangono”).
    Il problema é che da questa attività (il gossip)questa gente esce frustrata, perché non si tratta di esperienze atte a migliorare la propria qualità di vita. Da qui la sensazione d’inadeguatezza e di fallimento che ne deriva.

  2. Ciao Rosamaria,
    hai assolutamente ragione e mi fa piacere che tu la stia pensando come me.
    1) se gioco con un videogioco per allenarmi ad avere riflessi più pronti o per incrementare le mia capacità di problem solving, lo faccio con un fine ben preciso che mi potrà tornare utile
    2) se mi identifico con il divo di turno per consolarmi delle mie disgrazie, perchè anche a lui capitano non mi serve a nulla e poi mi sento più frustrato e infelice
    3) potrebbe essere diverso se cercassi di identificarmi con lui per “imitare” le sue qualità (questo processo in Progammazione neurolinguistica si chiama “modellamento”) il problema è che spesso, l’unica qualità di queste persone è quella di comparire in televisione e siccome io non rieco a comparire in televisione mi sento ancora più frustrato e infelice.
    Per concludere sembra proprio che l’occuparsi di cose non importanti costituisca un ottimo metodo per essere sempre più infelici.
    Ciao Rosamaria e grazie del tuo intervento.

Post Comment